martedì 12 gennaio 2010

Intervista a Stefano Caldoro/A dieci anni dalla scomparsa di Craxi

L’eredità di Nenni e di De Gasperi

di Riccardo Bruno


Stefano Caldoro - Ministro per l’Attuazione del programma del governo Berlusconi nel 2005, segretario del nuovo Psi e ora dirigente nazionale del Pdl - nel 1976, quando Craxi vinceva il congresso del Midas, si iscriveva alla Federazione giovanile socialista di Napoli. Iniziava una stagione politica di fervente autonomista. Dopo aver percorso tutte le tappe della dirigenza socialista in Campania, con la soddisfazione di guidare un Psi regionale più forte del Pci, Caldoro viene eletto a Montecitorio nel 1992. Appena in tempo per partecipare in prima persona alla caduta degli dei del Garofano. Il giovane deputato del Psi nella sua prima legislatura abitava al-l’hotel Rafael sotto l’appartamento di Bettino.

Vittorio Feltri ha confessato che l’abitazione del Rafael di Craxi era in verità non una stanza delle Mille e una notte, ma una cameretta disadorna. Può confermare?

Certo. Craxi era un uomo che non mostrava interesse per i beni materiali, aveva una stanza piuttosto piccola, mi ricordo che conteneva solo libri.

Hanno pesato lo stesso: è venuto giù tutto!

Vedo che a dieci anni dalla sua morte inizia una riflessione più complessa che non può prendere sul serio la criminalizzazione dipietrista. Io nel ‘92 facevo parte di un gruppo di 91 parlamentari alla Camera dei deputati. 2 terzi di loro hanno avuto avvisi di garanzia vari. Il 95% per cento è stato poi assolto dalla stessa magistratura nel corso dei processi. Mi sembra che queste cifre diano un’idea appropriata del fenomeno che è stato vissuto e su cui risparmierei ulteriori commenti.

Lei è di quel terzo che non ha avuto problemi con la giustizia.

Non me ne vanto.

Va bene, allora ci racconti la vera storia del craxismo.

E’ la storia di un leader socialista che giunge al governo sbarazzandosi dell’ideologia marxista sopravvissuta nel Psi, che si impegna nello sforzo di modernizzare un paese ancora molto arretrato, che si rivela capace di abbattere l’inflazione a due cifre e rilanciare il prodotto interno lordo. Un amico e un interlocutore stimato di grandi leader riformatori europei, come Mitterrand e Gonzalez. Con loro Craxi aprì un processo continentale che si sarebbe concluso con gli accordi di Maastricht.

Perdono, ma così sembra una fiaba. "Il Secolo d’Italia" è disposto a riconoscere una differenza fra il Craxi uomo di movimento e il Craxi uomo di regime, un po’ come De Felice faceva con Mussolini.

Lasciamo perdere. Se vogliamo trovare un difetto quello è il mancato conseguimento di una "Grande Riforma". La democrazia italiana era bloccata dai veti amministrativi e costituzionali di un’opposizione impossibilitata per ragioni internazionali a governare, visto che era legata ad un paese nemico come l’Unione sovietica. Craxi capì che occorreva riformare tutto il sistema già nel 1978. A più di trent’ anni di distanza questo incompiuto rimane ancora il principale problema politico del paese.

Se lei avesse ragione il Berlusconi "riformatore" potrebbe essere considerato l’erede politico di Craxi.

Posso riportare quello che Craxi mi disse in un colloquio personale e privato nel ‘94 e cioè di guardare con attenzione a Berlusconi.

Mi pare che il Psi fece subito una scelta diversa…

Del Turco dalla Cgil era divenuto segretario del partito e in un Consiglio Nazionale, con qualcosa come il 55% dei consensi, schierò i resti del Psi con "la gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. Noi socialisti autonomisti sostenemmo politicamente ed organizzativamente Forza Italia.

Ma Forza Italia avrebbe aderito al Partito popolare europeo, come ora ha fatto il Pdl, del resto.

Vero. Ma anche vero che le case di appartenenza europee sono molto cambiate rispetto a quelle di allora. Non credo che voi consideriate Di Pietro un erede di Ugo La Malfa nell’Eldr e nemmeno di Malagodi!

Certo che da profano ho difficoltà a vedere Berlusconi come l’erede naturale di Craxi.

Berlusconi infatti è qualcosa di più. E’ stato capace di raccogliere l’elettorato di Nenni e De Gasperi. Craxi rappresentava solo Nenni, Berlusconi anche De Gasperi.

Vuol dire che l’elettorato del Nenni autonomista e del De Gasperi democristiano sopravvive ancora oggi nel paese?

Fortunatamente vive ancora quella matrice culturale che aveva contribuito al loro successo impedendo all’Italia derive pericolose, come quella massimalista. E direi anche che quella matrice culturale ha lasciato comunque un segno indelebile che si sta ulteriormente espandendo.

E su che basi lo sostiene?

Sulla pratica del buon governo. Guardi l’amministrazione delle Regioni del Nord dove c’era Forza Italia e ora c’è il PdL: Veneto, Lombardia. Le paragoni a regioni del Sud, come Campania, Puglia, Calabria, dove governa il centrosinistra. L’insoddisfazione popolare è tale che fa ritenere plausibile un imminente cambiamento.

Pensa che Campania Puglia e Calabria possano cambiare colore?

Diciamo che è legittima una ragionevole speranza, per quanto vi siano sacche di potere molto coriacee e resistenti consolidate negli anni.

In verità non le secca di essere assimilato, lei un socialista riformatore, al centrodestra?

A me termini come centrodestra e centrosinistra appaiono categorie giornalistiche. In realtà il governo Berlusconi ha avuto sempre un effetto propulsore e modernizzatore. I governi Prodi e anche quelli D’Alema sono stati più conservatori. E direi che anche la maggioranza degli italiani, oltre a quella dei socialisti, abbia finito per capirlo.

n.b. Stefano Caldoro ha preferito non trattare un argomento di grande attualità quale quello delle prossime elezioni regionali, dove pure nel Pdl si ipotizza la sua candidatura alla presidenza della regione Campania, come noi gli auguriamo.


CREDITS: PRI/La Voce Repubblicana

sabato 10 ottobre 2009

Il voto anticipato che farebbe più bene agli "altri" (e per questo non ci sarà...per il momento)

La vicenda del "Lodo Alfano" ha aperto la discussione a varie ipotesi su scenari futuri più o meno possibili e realizzabili. Tra questi, ovviamente, il ricorso anticipato alle urne.

Un'ipotesi, questa, che superficialmente parrebbe poter essere favorevole soprattutto alla maggioranza uscente, che nonostante le varie disavventure del Presidente del Consiglio, gode ancora di un ampio consenso popolare, anche per le "disgrazie altrui" che attanagliano l'opposizione.

Sulla carta, quindi, si potrebbe pensare ad un plebiscito sulla "persona Berlusconi", in caso di immediato ritorno alle urne.

E invece...

Andare al voto adesso è un "terno al lotto" per e su l'alleato leghista; se Berlusconi e (soprattutto) i suoi possono temere un ancora maggior exploit della Lega Nord, Bossi e soci al contrario potrebbero temere di uscire ridimensionati da una "conta" pro o contro il Cav. Il quale però teme una sorta di "Scalfaro-bis" che gli "freghi" le elezioni con un governo "del Presidente" fatto sulle larghe intese.

In questa ipotesi s'incardina il problema dei parlamentari che potrebbero non essere rieletti, e che quindi potrebbero rivelarsi accomodanti verso l'ipotesi di "maggioranze alternative".

Chi aspira alla "successione al re", preferisce che si rosoli a fuoco lento, invece che andare allo scontro e vederlo portare a casa un plebisicito.

Passando agli avversari: l'UdC, se salta Berlusconi, può rientrare nel centrodestra e magari Casini giocarsi un ruolo per sostituirlo, per cui a lui va bene la strategia dei "delfini".

Il PD è allo sbando, e andare al voto adesso lo vorrebbe cedere ulteriori parti di consenso a Di Pietro e "ritornare" voti a quella sinistra "massimalista" cui li aveva prosciugati con l'appello al voto utile.

E infatti chi si è subito prodigato per la chiamata alle urne?! Italia dei Valori e la cosiddetta "Lista Anticapitalista" di Rifondazione, Comunisti Italiani e Socialismo 2000.

Ecci quindi perchè, salvo che le cose non precipitino per altre novità di vario genere, almeno fino alle Regionali si continuerà con questa maggioranza e questo Governo.

Poi si vedrà...


Federico Zuliani

Problema tecnico

A causa di un problema di natura tecnica, l'articolo che avrebbe dovuto andare online ieri sarà postato a breve.

Ci scusiamo per il disagio.


Il Comitato Fondatore

giovedì 8 ottobre 2009

COMUNICATO n. 3 - Riprende l'attività del CISP

Cari lettori,

Con un articolo riguardante l'ipotesi del ricorso anticipato alle urne, riprenderà da domani l'attività on line del CISP - "Pim Fortuyn".

Vi aspettiamo dunque per discutere ed analizzare con Voi i diversi argomenti socio-politici, interni e non, che di volta in volta saranno trattati su questo spazio web.


Il Comitato Fondatore

mercoledì 22 luglio 2009

COMUNICATO n. 2: Il Centro Indipendente di Studi Politologici "Pim Fortuyn" tornerà in attività in autunno

Per una serie di impegni e circostanze, il Centro "Pim Fortuyn" si è visto costretto ad interrompere, momentaneamente, le proprie attività.

Studi e analisi riprenderanno dopo la pausa estiva.


Il Comitato Fondatore

lunedì 23 marzo 2009

Sondaggio Euromedia: PdL e Lega fortissimi, in discesa gli altri

In vista del Congresso fondativo, che si terrà in questo weekend a Roma, il Popolo della Libertà vola nei sondaggi. Col nuovo partito del centrodestra, continua a far bene l'alleato Lega Nord.

Sempre ai minimi storici il PD, rallenta un po' Di Pietro. UDC sempre sopra il livello di guardia, la cosiddetta "Sinistra Arcobaleno" in leggera ripresa.

PdL 42,1%
Lega Nord 9,1%
--
Udc 5,5%
--
Partito democratico 22,5%
Idv 7,5%
--
Ex Sinistra Arcobaleno 4,6%

Nell'area che va dal PD verso sinistra, circola un sondaggio più lusinghiero per Franceschini e i suoi, molto meno per gli alleati "radicali".
Consortium da infatti questi dati:

Pd 30,5%
Idv 5,5%
PRC + PdCI 2,5%
Sinistra e Libertà 1%

Secondo questo sondaggio, dunque, la forza ke mette insieme socialisti, Sinistra Democratica, Verdi e le componenti della Sinistra (il gruppo di Vendola per Rifondazione e della Belillo per i Comunisti Italiani), varrebbe solo l'1%, mentre Di Pietro, dato per tutti "in volo", sarebbe fermo al 5,5%. Dati che paiono poco credibili, visto che sono in contraddizione con la maggior parte degli altri sondaggi.

Ma, come sempre, saranno le urne a dire chi ha avuto ragione...

sabato 7 marzo 2009

Sondaggio EKMA: volano Lega, UDC e Di Pietro, crolla il PD, stabile il PdL

Secondo un sondaggio EKMA, pubblicato qualche giorno fa, queste le percentuali che otterrebbero al voto le principali forze politiche italiane:

il Popolo della Libertà 36%
Partito Democratico 22%
Lega Nord 9,5%
Unione di Centro 8%
Lista Di Pietro - Italia dei Valori 8%

Come possiamo notare, il PdL è sostanzialmente stabile, perdendo poco rispetto alle Politiche. Meno di due punti, che vanno ad incrementare il già robusto elettorato potenziale del competitor alleato, la Lega Nord.

Quasi raddoppiati i voti di Di Pietro, che assorbe molto all'alleato PD, che ha perso circa 1/3 dei suoi voti, pungolato "a sinistra" da Di Pietro e da una se pur lieve ripresa del fronte "arcobaleno".

E, al centro, dall'UDC casiniana, che nell'era del quasi bipartitismo, continua a resistere, e bene, nella sua posizione mediana.

In attesa che qualcosa (molto) cambi...